La vocalità artistica tra scienza ed arte. Il logopedista e l’insegnante di canto “all’opera”… per l’artista.

di Alessandra Borghese, Logopedista

alessandra borghese 300x300La musica studia gli strumenti, le voci, la funzionalità e la concatenazione dei suoni che viaggiano, riflettono, e riecheggiano nell’ambiente circostante.

La logopedia studia il corpo dell’artista e il suo relazionarsi con l’ambiente attraverso la voce, da un punto di vista neuro-fisiologico ed emotivo-terapeutico: partendo da conoscenze di anatomo-fisiologia nonché, musicali, il Logopedista insieme al Foniatra, collabora con l’Insegnante di Canto nel percorso formativo degli allievi. Lo scopo, in termini di efficacia, è quello di garantire una maggiore conoscenza e percezione dell’io, non solo come artista, ma come «uomo», come corpo in grado di riprodurre una voce, nei suoi limiti, ma anche nelle sue potenzialità.

L’intervento logopedico mira a modificare e a perfezionare i meccanismi di produzione del fenomeno vocale, attraverso la disamina e la riabilitazione delle funzioni muscolari (corporee e oro-facciali), della respirazione, della articolazione verbale fonatoria e del sistema di risonanza. L’importanza della collaborazione tra foniatra, logopedista e insegnante di canto consiste nella possibilità di fornire al paziente/allievo un intervento completo sulla gestione della tecnica vocale attraverso la presa di coscienza teorica ma soprattutto, pratica, delle dinamiche corporee alla base del fenomeno voce. Ciò non significa che il ruolo del logopedista risulti collegato esclusivamente alla dinamica corporea, così come quello dell’insegnante di canto non può limitarsi a far riprodurre uno spartito: queste due branche devono alimentarsi a vicenda. Un bravo logopedista deve avere cultura musicale, così come uno stimato docente di canto deve avere cura e conoscenza degli “organi” della voce, prevenendo non solo possibili danni alle corde vocali, ma anche problematiche di natura posturale, muscolare, della dinamica respiratoria e canora. La voce, infatti, non è l’effetto di un esercizio esclusivamente laringeo, ma il risultato della coordinazione di un sistema di organi, complesso, deputato alla funzione fonatoria. Sovente, l’allievo di canto, nel tentativo di generare suoni di elevata intensità e di percepire sensazioni vibratorie di notevole entità, provoca su se stesso una condizione di ipertono muscolare che, a lungo termine, può ridurre notevolmente la motilità laringea influendo negativamente sulle dinamiche non solo di volume, ma anche di altezza, di timbro, di durata di una voce. Pertanto, nel tempo, si potrebbero manifestare inevitabili conseguenze, come la perdita vocale in termini di potenza, difficoltà nella tenuta dei suoni, instabilità di voce e di timbro; disagi come parestesie locali, irrigidimenti muscolari, dolori; e addirittura, nel tempo, patologie laringee secondarie a deficit disfunzionale nato per ottemperare alla necessità di effettuare sforzi sempre maggiori. Uno studio e una collaborazione aprioristica tra queste tre figure essenziali che abbracciano la foniatria, la logopedia e l’insegnamento vocale, impedirebbero conseguenze negative di questo tipo, e piuttosto, migliorerebbero, in termini di igiene vocale, le performance dell’artista, non solo quando è sul palco, ma già durante il suo allenamento. Al contrario, sarebbe come immaginare un calciatore che entra in campo, pronto a correre e a giocare la sua partita, senza aver effettuato prima il riscaldamento, e addirittura, senza essersi mai allenato! Il talento da solo, non basta. Sono necessarie la tecnica e il training costante del corpo in funzione e al servizio… della voce.

I capisaldi dell’intervento logopedico si basano non soltanto sull’aver cura delle dinamiche postura e tono muscolare, respirazione, sistemi di risonanza e di articolazione; ma anche sulla manipolazione dei muscoli e dei settori del viso per migliorare la resa vocale, evitando “smorfie” e movimenti di compenso accessori che irrigidiscono il volto rendendolo meno espressivo. Ancora, un lavoro attento, sulla ricerca delle posizioni del suono, sulla articolazione verbale fonatoria (organo e luogo di articolazione per consonanti e vocali), sulla posizione della laringe, migliorano la performance evitando, nel tempo, possibili danni cordali e, nell’immediato, risultati mediocri. L’artista, risulterà, infatti più allenato e pronto anche di fronte ai vocalizzi e alla prova finale.

A riprova di quanto affermato, accolgo le riflessioni nonché testimonianze sull’argomento della Soprano e Docente di Canto Paola Francesca Natale, e del Docente di canto e di tecnica vocale, Francesco Ruocco, professionisti a sostegno della collaborazione tra le figure.

Scrive il Maestro/Soprano Paola Francesca Natale:

Il mio approccio con la Foniatria e di seguito con la Logopedia è stato favorito, come spesso accade, da motivi di necessità. Mai avrei potuto immaginare che quell’incontro, così paventato in origine, avrebbe invece cambiato radicalmente, in positivo, la mia vita professionale. Mi alternavo ogni sera in palcoscenico con i personaggi di Valancienne (La vedova allegra) e Micaela (Carmen), due ruoli che, vocalmente, hanno poco in comune, per giunta affrontati in pieno inverno, con le inevitabili conseguenze del caso. Qualcosa si ruppe in questa affannosa alternanza di personaggi. Fu necessario correre ai ripari. Fu così che conobbi il foniatra Massimo Borghese, un esempio di grande professionalità al servizio dell’arte. Entrai con timore nel suo elegantissimo studio, e mi ritrovai catapultata in un mondo che di lì a poco, avrei fatto mio: scienza, foniatria e logopedia miscelate all’arte, alla voce, al canto… Da quel momento, prima, durante e dopo ogni mia performance, come artista lirica o come attrice, il mio lavoro è stato supportato da una minuziosa preparazione del corpo e della voce. Con il tempo il mio percorso artistico ha incrociato quello didattico, e tutto ciò che ho appreso sulla mia personale esperienza lo trasferisco in palcoscenico, o nella mia aula di conservatorio. Oggi non potrei immaginare il mio lavoro, senza il contributo indispensabile della foniatria e della logopedia. Proprio recentemente ho potuto organizzare, nonostante le difficolta dell’attuale pandemia, l’interessantissimo seminario “Corporeita’ e voce”, curato dalla Dott. Alessandra Borghese. E’ stato bellissimo vedere che, se pur a distanza, tanti allievi del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia (alcuni addirittura collegati dalla Cina), erano attentissimi e sempre più coinvolti nella nuova didattica del canto, segno indubbio di una “mutata sensibilità” artistica!”.

Testimonianza del Prof. Francesco Ruocco:

“Lo studio del canto ci pone dinanzi ad una serie di difficoltà ed esigenze, che impongono, da parte del docente, una conoscenza globale della sua materia ed una conoscenza “trasversale” di tutte le argomentazioni potenzialmente ad essa connesse. Parlo quindi di una formazione completa che possa abbracciare aspetti fisico-meccanici, mentali-immaginativi, tecnico-musicali”. “I principi sui quali fondare il proprio sapere divengono quindi molteplici, intrecciati tra loro: Foniatria, Logopedia, Tecniche Vocali, Alfabetizzazione musicale, fanno parte del «repertorio» di un bravo vocal-trainer; un buon maestro di canto deve parlare un linguaggio scientifico adeguato, deve saper osservare il corpo durante la fonazione, deve poter costruire i propri esercizi sulla persona, partendo dalla persona stessa e mai da un metodo precostituito; deve immedesimarsi nella figura del foniatra e del logopedista senza tuttavia mai sostituirsi ad essi, ma collaborando e ricercando soluzioni ottimali per la resa vocale, allo scopo unico di « formare » i propri allievi”. “Facendo i conti con la disciplina della voce artistica, «il metodo» in quanto tale è inadatto per il semplice fatto che l’espressione vocale umana fa parte del mondo interiore di ognuno. L’utilizzo della voce cantata e della sua modalità partono da elementi intrinseci alla psicologia, alla sessualità, all’essere in quanto «esistere» di quella persona. I principi della didattica vocale permettono al docente di canto un insegnamento mai basato su uno schema fisso, ma che di volta in volta viene adattato, come un vestito su misura, alle esigenze della persona!”.

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